Dal CFI una proposta di politica industriale: Produrre un Paese resiliente

13 Novembre 2020

Dal CFI una proposta di politica industriale: Produrre un Paese resiliente

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Il documento, redatto da una task force di 50 esperti costituita nell’ambito del Cluster Fabbrica Intelligente e coordinata da Tullio Tolio e Rosanna Fornasieroriunisce gli stakeholder della manifattura italiana di tutte le tipologie: aziende, associazioni, Regioni, università ed enti di ricerca. Obiettivo: portare ai decisori politici le urgenze emerse a seguito della pandemia

Resilienza significa capacità di far fronte in modo ottimale agli imprevisti, non solo pandemie, ma anche mutamenti della supply chain, nuovi ordini, cambiamenti improvvisi delle esigenze del cliente. È la cifra del 4.0 ma anche, in definitiva, del nostro tempo. Ma quali sono le tecnologie che garantiscono la resilienza del sistema manifatturiero? C’è una risposta generale: tutte quelle consentono agli operatori di intervenire sui processi senza essere presenti fisicamente. Che si declina in un’ampia casistica, attinente anzitutto alle soluzioni legate alla collaboration, come la progettazione e l’enginnering condivisi da remoto, o come la robotica collaborativa.

Le tecnologie sono evidenziate nel documento “Produrre un Paese resiliente”, redatto da una task force di 50 esperti costituita nell’ambito del Cluster Fabbrica Intelligente (CFI) l’associazione che – presieduta dal Cdo di Ansaldo Energia e Ceo di Ansaldo Nucleare Luca Manuelli, mentre il presidente del Comitato scientifico è il professor Tullio Tolio del Politecnico di Milano –  riunisce gli stakeholder della manifattura italiana di tutte le tipologie: aziende, associazioni, Regioni, università ed enti di ricerca. È un lavoro certosino, i cui editor sono lo stesso Tolio e la ricercatrice del Cnr Rosanna Fornasiero. Ha lo scopo di portare ai decisori politici le urgenze emerse a seguito della pandemia.

Produrre un Paese resiliente: clicca qui per scaricare il report

Parafrasando il titolo del documento, si può dire che una manifattura resiliente è un bene per il Paese. Il manufacturing nelle situazioni di crisi sistemica viene talora percepito come un problema; invece, fa parte della soluzione. Chi produce i beni necessari nell’emergenza? La “fabbrica”. Chi realizzerà – speriamo il più presto possibile – milioni di vaccini che porranno fine alla pandemia? L’industria.

CFI_Luca Manuelli
Il presidente di Cfi e cdo di Ansaldo Energia e ceo di Ansaldo Nucleare Luca Manuelli

In questo articolo forniamo una sintesi dell’elaborato. Successivamente ci torneremo sopra con altri articoli focalizzati su singoli aspetti.

Il lavoro contiene poi una vera e propria proposta di politica industriale, diretta in particolar modo ai Ministeri e alle Regioni:  quella di dotare il Paese di un sistema di “pronto intervento” nella manifattura. Ci sono ambiti, come quello energetico, o quelli sanitario e militare, dove l’emergenza è prevista, e nel caso in cui si verifichi, scattano allarmi, si adottano protocolli per affrontarla e si mette un moto un meccanismo predefinito per attenuarne l’impatto e governare la situazione. Il Covid-19 ha evidenziato che non esiste nulla di simile nell’industria. L’elaborato segna un viatico: in estrema sintesi, occorre predisporre delle filiere integrate e organizzate ad hoc, selezionando aziende campione collegate a centri di ricerca nonché dotate di tecnologie all’avanguardia, grazie alle quali possano riconfigurare rapidamente la produzione. Insomma, il carattere distintivo della “proposal” di CFI consiste nel suo carattere organico, nel suo suggerire la realizzazione di uno specifico apparato produttivo versatile, partendo dalla considerazione che la singola impresa, anche con le migliori intenzioni, in caso di crisi sistemica non può portare un contributo decisivo.

Come è noto, il Cluster realizza con regolarità una roadmap scientifico-tecnologica per definire con regolarità le priorità di ricerca e innovazione necessarie al Paese. In presenza dell’emergenza Covid-19 – data la necessità di disegnare risposte rapide e al tempo stesso ragionate per affrontare la crisi industriale derivata dalla crisi sanitaria e per definire rapidamente soluzioni che consentano di migliorare la resilienza del sistema industriale e per certi versi del sistema Paese – il CFI ha deciso di creare un documento ad hoc di proposte che indirizzassero le necessità del sistema manifatturiero. Le proposte sono di tre tipi: immediate, di medio termine, di medio termine a carattere sistemico.

Tullio Tolio, docente al Politecnico di Milano e presidente del comitato scientifico del Cfi

Si è accennato alle soluzioni di collaboration, e al fatto che non ci si riferisce soltanto allo smartworking in senso stretto; ma, ad esempio, alla progettazione e all’engineering condivisi via remoto. Oggi esistono piattaforme Cloud-based grazie alle quali esperti e ingegneri possono continuare a lavorare sullo stesso progetto da luoghi geograficamente diversi e senza interruzioni: a tutti i designer compare l’ultima versione aggiornata dall’ultimo contributo di uno di loro.

Sempre nell’ottica del distanziamento sociale, nelle proposte del documento scientifico vengono evidenziate le attività di commissioning e di manutenzione a distanza.  Oggi i collaudi possono essere tele-guidati, o avvenire virtualmente, grazie ai digital twin, il gemello digitale. Si prova il software inserito nel controllore della macchina, e si simula la fisica del prodotto (ad esempio l’attrito tra le componenti), ottenendo feedback grafici immediati. E grazie ai sensori, al Cloud, all’elaborazione dei dati e all’intelligenza artificiale, si possono mettere in atto strategie di manutenzione preventiva e predittiva delle macchine, che possono essere supervisionati a distanza, anche ricorrendo alla realtà aumentata, una tecnologia che arricchisce ciò che vedono gli occhi di operatori muniti di tablet, hololens o smartphone sovrapponendo al campo visivo un insieme di dati utili, come ad esempio i parametri di produzione di una macchina o il manuale operativo.

Un’altra tecnologia cruciale di fini del distanziamento è legata al mondo dei cobot, che già si possono reperire sul mercato. Sono piccoli bracci sensorizzati, attualmente destinati a interagire fisicamente con gli esseri umani in spazi condivisi: con telecamere e sistemi anticollisione, coordinano la propria azione con quella degli operatori. L’idea è che possano effettuare il proprio lavoro in un contesto in cui l’umano svolge solo un ruolo di supervisore. Il documento prende in considerazione altre tecnologie, come la cyber security, che diventa importante quando si tratta di evitare interruzioni della produzione o causare situazioni pericolose; e altre.

Il sistema di “pronto intervento”

Impatto sui conti delle aziende italiane causa Covid. La mancanza di liquidità ha portato le aziende ad una riduzione degli investimenti; ma le imprese più avanzate dal punto di vista tecnologico hanno patito meno l’emergenza; anzi, alcune sono cresciute in maniera consistente

La proposta, come si diceva, definisce un percorso per realizzare un apparato manifatturiero resiliente ed in grado di attivarsi nelle situazioni di emergenza. Occorrono tecnologie allo stato dell’arte, e siccome la natura della minaccia non è nota a priori, si deve pre-allertare una vasta gamma di attori, tra cui selezionare quelli in grado di operare in caso di bisogno. Vanno “arruolate”, cioè, le imprese migliori, di filiere diverse, che vanno collegate a start-up, università e centri di ricerca per mantenere alta il livello delle competenze. In questo modo, si realizza una supply chain “dedicata”.

Per organizzare un sistema di questo genere, occorre definire un modello attuativo: se si intende coinvolgere le aziende migliori, le competenze più alte, è necessario predisporre un insieme di inventivi adeguati, ma anche obiettivi sfidanti e opportunità di collaborazione. Il Cluster, poi, può avere un ruolo anche grazie alla sua capacità di mettere in rete aziende e centri di ricerca, attività che in effetti già svolge. È un modello scalabile, quello immaginato nella proposta: i cluster nazionali potrebbero realizzare sinergie con quelli europei e regionali. Infine, vanno introdotti protocolli di emergenza.

Com’è strutturato il documento?

L’impatto del Covid sul commercio mondiale: si evidenzia la disarticolazione delle filiere a causa dei mancati flussi di entrata delle materie prime

Il documento anzitutto analizza il contesto che si è verificato a causa del Covid-19: l’impatto sul commercio mondiale, e quindi sulla produzione industriale italiana. Soprattutto, si evidenzia la disarticolazione delle filiere a causa dei mancati flussi di entrata delle materie prime. Si nota che la mancanza di liquidità ha portato le aziende ad una riduzione degli investimenti; ma si sottolinea anche che le imprese più avanzate dal punto di vista tecnologico hanno patito meno l’emergenza; anzi, alcune sono cresciute in maniera consistente.

Poi c’è l’analisi delle misure governative per affrontare l’emergenza. Si tratta l’intervento dell’Unione Europea, da una prima modifica di bilancio per acquistare e distribuire forniture mediche alla definizione del fondo di solidarietà, destinato ai Paesi più colpiti tra cui l’Italia.

Quanto ha impattato la pandemia sui principali indicatori economici dei Paesi? Chi ha saputo reagire velocemente ai segnali deboli che si potevano cogliere dalle mancate consegne degli ordinativi dalla Cina già alla fine dello scorso anno, si è trovato avvantaggiato rispetto ad altre aziende che magari avevano sottovalutato quello che stava succedendo dall’altra parte del mondo. Ma si evidenzia anche che il lockdown ha promosso l’implementazione di alcune tecnologie digitali, tra le quali quelle legate al mondo della collaboration

Ancora, si approfondisce il punto di vista delle aziende. Quanto alla disarticolazione delle filiere, emerge che chi ha saputo reagire velocemente ai segnali deboli che si potevano cogliere dalle mancate consegne degli ordinativi dalla Cina già alla fine dello scorso anno, si è trovato avvantaggiato rispetto ad altre aziende che magari avevano sottovalutato quello che stava succedendo dall’altra parte del mondo. Ma si evidenzia anche che il lockdown ha promosso l’implementazione di alcune tecnologie digitali, tra le quali quelle legate al mondo della collaboration.

Infine, l’ultima parte del testo riguarda ciò di cui abbiamo parlato, e cioè l’esame delle urgenze della manifattura da portare all’attenzione del decisore politico – distinte in interventi immediati e in quelli a medio termine – e la citata proposta di politica industriale.

La task force

Rosanna Fornasiero, ricercatrice del Cnr

Ha incluso, oltre a Manuelli, esponenti di importanti aziende: Agostino Santoni di Cisco Italia (pathfinder del CFI), Roberto e Nicola Rossi di Enel, Fabio Barsotti di Leonardo, Roberto Zuffada di Siemens, Fabio Golinelli di Abb, Enrico Malfa di Tenova; Marina Alimonti e Vincenzo Russi di e-Novia, Diego Andreis di Fluid-o-Tech, Mauro Castello di Elica, Luigi Fratelli di Hitachi-Rail, Andrea Pagliari di Sap (pathfinder del CFI), Monica Scarpa di Olsa, Maurizio Zanforlin di Ori Martin, Leda Bologni di Art-ER, Gildo Bosi di Sacmi Imola; Paolo Calefati di Prima Industrie; Silvana Candeloro di Aizoongroup; Fabrizio Cardinali di Knowhedge; Francesco Castagna di Agilae; Paolo Colombo di Blm; Giuseppe Fogliazza di Mcm; Paolo Galli di Hsd; Renato Cotti Piccinelli di Streparava, Guido Colombo di Orchestraweb; Saverio Pagano di Smart Track, Antonio Perfetti di Mbda, Giuseppe Saragò di Wartsila, Andrea Sartori di Hit, Maurizio Sbetti di Blm, Gianluigi Viscardi di Cosberg, Daniela Vinci di Masmec, Stefano Venchi di EyAdvisory, Marco Ricco di Medisdih, Fabio Valgimigli di Quinlive. 

Quanto alle università e ai centri di ricerca, hanno partecipato alla task force Tullio A. M Tolio del Politecnico di Milano, Rosanna Fornasiero, Emilio F. Campana e Mariarosa Raimondo del Cnr; Luca Beltrametti e Flavio Tonelli dell’università di Genova; Marco Taisch del Politecnico di Milano; Sauro Longhi dell’università politecnica delle Marche; Luca Settineri del Politecnico di Torino; Andrea Simoni della Fondazione Bruno Kessler e Livan Fratini dell’Università di Palermo.

Hanno partecipato anche Alfonso Fuggetta del centro di innovazione digitale Cefriel,  Ivan Boesso di Veneto Innovazione, Alessandro Marini e Giacomo Copani di Afil (associazione fabbrica intelligente Lombardia), Andrea Pieracciani di Federmeccanica, Paolo Dondo del polo tecnologico di Torino Mesap, Saverio Maisto del cluster Comet, il cluster manager di Cfi Paolo Vercesi e il direttore di Industria Italiana Filippo Astone

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